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CUBA (I PARTE)

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Cuba 2016

24 Gennaio 2016, h19.00, Aeroporto di Fiumicino. Direzione Cuba!
Attendo il treno che mi porterà a Roma, a casa: naturalmente è in ritardo.
Sono appena sceso dall’aereo, sono stanco e ho fame.
In cuffia l’immancabile Jonh Mellencamp, fedele colonna sonora dei miei momenti pre e post viaggio.
Arriva il treno ed è pieno anzi, stracolmo! Ma dove va così tanta gente alle 19 di sera del 24 Gennaio? C’è la città intera sul treno! Forse mezza Roma ha trovato lavoro a Fiumicino e l’altra mezza torna da un viaggio? Faccio fatica a trovare un posto, ne vedo uno e mi ci abbandono pesantemente, tiro un sospiro di sollievo, uno bello forte da spostare le poltrone, uno di quei sospiri che serve a far capire a chi ti è vicino che “finalmente ce l’hai fatta”.
Cerco di incastrare lo zaino tra le mie gambe facendo attenzione a non urtare quelle della tipa seduta di fronte a me che, pur avendo circa 25 anni, indossa dei collant grigio-fumo. Le calze grigio-fumo non le vedevo da anni, ma ricordo bene questa dicitura perché la leggevo sulla scatolina delle calze che comprava mia madre (insieme a quelle color castoro, burro e terra di Siena).
I tentativi di non urtare la “moderna” ragazza dalle calze grigio-fumo non vanno a buon fine: in 30 secondi il mio zaino la colpisce almeno 2 volte.
Io: “ehm… scusa.”
Lei: ” no figurati, ci sono abituata”
(un po’ perplesso accenno un sorriso)
Lei: “questo treno lo prende chi va a lavoro e chi va in viaggio … due categorie completamente opposte, una triste e l’altra felice”.
(ancora perplesso)
Lei: “Vedi, stiamo seduti uno difronte l’altro, solo che io torno a casa felice di aver terminato il lavoro e tu invece torni a casa infelice di aver terminato il tuo viaggio.
(accenno un sorriso ma sono ancora perplesso)
Lei: “Dai, è così! Anzi, se ci fossimo incontrati stamattina marciando in senso opposto, io sarei stata infelice perché andavo a lavoro e tu felice perché partivi. No?
Io: (non ho ancora smesso di essere perplesso) ahahah … ah … ah (l’ultimo ah un po’ forzato)
Lei: “sei stato in settimana bianca o al mare?”
Io: (ancora perplesso pensando che il grigio-fumo le abbia affumicato il cervello) “No, veramente a Cuba”.
Lei: A Cuba? Ma non è chiusa?
Io: (sorvolando il livello di perplessità della mia faccia) “beh, veramente no … cioè … ma parli dell’embargo? (in un nano secondo realizzo che il discorso non andrà da nessuna parte e concludo) Comunque … si, sono stato a Cuba (grande sorriso).
Lei: Ci sono state le mie amiche ma mi hanno detto che sta cambiando e che bisogna sbrigarsi a visitarla perché poi non sarà più come prima.
Io: “Beh, in realtà …”
Lei: “No ma dimmi, è cambiata? cioè … la gente è come la vediamo in foto? C’è ancora gente che balla per strada?
Io: “Sicuramente chi è stato a Cuba venti anni fa avrà visto una Cuba diversa da quella che ho visto io, però secondo me …”
Lei: “Io so che cambierà quando arriveranno gli americani. Non so bene come funziona questa cosa tra Cuba e America, però ho capito che gli americani più o meno renderanno tutto moderno e quindi cambierà , si ecco, cambierà”.
Io: (ormai rassegnato e stanco) Si, cambierà!
Proseguiamo in silenzio per buone due fermate e mentre mi rimetto gli auricolari per lanciare un messaggio chiaro del tipo “Non voglio parlare, please!”, lei si alza e mi saluta.
Lei: “ciao, io scendo qui. Ci vediamo”.
La saluto facendo ciao con la mano, do un’ultima occhiata alle orribili calze grigio-fumo e mi rimetto ad ascoltare John Mellencamp.
Seguo poco le parole della canzone “Don’t Forget About Me”, la mia preferita, abbasso il volume perché ripenso alla sottospecie di conversazione appena conclusa, non so neanche il suo nome. Penso che le sue domande non mi sono nuove e che prima di partire era l’unica cosa che sentivo uscire dalla bocca di tutti quelli a dicevo che sarei andato a Cuba. realizzo che per tutto il viaggio non mi sono tornate in mente e solo ora, invece, ci ripenso.
E’ cambiata? Cuba, com’è? E alzando nuovamente il volume, inizio a pensare alla partenza e alla mia Cuba appena lasciata.

Programmando il viaggio prima di partire, avevo notato che sarebbe stato abbastanza strong, l’intenzione era di fare in 16 giorni da Vinales a Baracoa, cioè dall’estremo nord all’estremo sud dell’isola, visitando tutte e 13 le regioni di Cuba. “Partiremo da La Habana verso Vinales dove ad attenderci ci saranno le piantagioni di tabacco più floride dell’isola e uno scenario naturalistico davvero selvaggio.” Avevo detto ai miei compagni di viaggio, “percorrendo tutta l’isola verso il sud toccheremo ogni luogo importante come Cienfuegos, Trinidad, Camaguey, Santiago, Baracoa..ci sposteremo in pullman alloggeremo talvolta in alberghetti e altre in case particulares.”

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Ed ecco, il 9 Gennaio arrivo alle 19.15 a La Habana. Incontro gli altri del gruppo:16 persone che, come me, sono stanche e hanno voglia di lasciare gli zaini in qualche punto e cercare un posto dove mangiare, ancor prima di farsi una doccia. L’hotel non è centrale, attorno non c’è quasi nulla. Cercando qualcosa da mangiare, scoviamo solo una birreria che però non fa da mangiare. Il proprietario, che più che un Cubano sembra il comico sardo Benito Urgu, molto gentile e accogliente, fa cenno a due giovani seduti a bere e parlare per i fatti loro, di aiutarlo a spostare i tavoli per crearne uno lungo e unico per noi che siamo tanti. Qui incontriamo la prima forma di accoglienza e di “normalità” più che semplicità: io ho bisogno di aiuto, tu mi aiuti. Ci dice che ha solo birra, birra buona, la più buona di tutta la città ma che non ha nulla da mangiare e che se vogliamo qualcosa da mangiare li vicino ci sono due donne che ci preparano panini o pizza. Ci giriamo, guardiamo al di la della finestra ed effettivamente c’è qualcosa.

Mentre il tipo della birreria prepara due mega contenitori di birra da condividere (che poi diventeranno quattro), io mi alzo e vado a prendere qualcosa da mangiare. E’ un piccolo bar, o quasi, dove due donne preparano dietro al bancone qualcosa di non ben definito. Una è molto magra, capelli cortissimi, viso pieno di rughe e una sigaretta in bocca la cui cenere ancora attaccata è più lunga della sigaretta stessa, l’altra invece è una donna abbondante e mascolina … mi mette un po’ soggezione perché mi guarda dalla testa a i piedi più volte farfugliando “palabras” con l’amica. Dopo aver concluso con molta calma quel qualcosa che stavano preparando, la donna più abbondante, pulendosi le mani sui leggings animalier mi dice “Italiano, tu y tus amigos, quereis come pizza?”. Dovrei essere abituato ormai al fatto che noi Italiani veniamo riconosciuti sempre senza neanche parlare, ma ogni volta ne rimango sorpreso. Io le rispondo: “Solo pizza o c’è qualcos’altro?”.
Si volta, farfuglia qualcosa con la sua amica, va verso un armadietto che solo quando lo apre scopro essere un frigorifero, sta ferma lì qualche secondo, si gira e mi dice sorridendo: “hey guapo, questa è Cuba, mica l’Italia … ci sono rimaste solo 4 pizze surgelate da scaldare e qualche pacchetto di patatine fritte, bastano? Avete fame o no?”
Io molto velocemente rispondo “ok per le 4 pizze … riscaldate … e anche queste (afferro un po’ di pacchetti di patatine a caso)
La tipo soddisfatta della comanda presa, mi sorride e mi dice “guapo, bienvenidos a Cuba!”.

La mattinata in giro per La Habana è piacevole, l’ambiente è familiare, ti senti subito a tuo agio proprio perché le immagini di questa città, che abbiamo tutti impresse nella mente, non mentono e riproducono perfettamente quello che è. La fantascienza dei palazzi, i colori -così forti ma sbiaditi allo stesso tempo- dei loro muri, impossibili da immaginare a Roma o Milano.

La Habana è divisa in tre zone: Habana Vieja, Centro Habana e Vedano. Il nostro giro si concentra soprattutto nella parte “vieja” un vero e proprio mix di stili diversi, di sovrapposizioni, tra cui il barocco e lo sfavillante art déco. Giungiamo a Plaza de la Catedral, una piazza molto compatta e uniforme, circondata da edifici del ‘700 tra cui primeggia la Catedral de San Cristobal de La Habana. Siamo stati fortunati a visitarla durante una funzione, siamo rimasti rapiti dal fascino della devozione Cubana.
Uscendo dalla Cattedrale subito a destra troviamo uno dei posti da tutti desiderato, un vero appuntamento: La bodeguita del Medio e cioè la casa del Mojito. Un localetto tanto piccolo per quanto famoso, dove inverosimilmente tutti entrano e riescono a bere il loro Mojito e dove pure due chitarre e una voce femminile intrattengono i clienti durante la loro degustazione. Il nostro primo brindisi, l’inaugurazione del nostro viaggio è stato fatto, possiamo proseguire e goderci ancora La Havana.

Per ammirare gli edifici più antichi della città che risalgono alla fine del 1500, dobbiamo percorrere Calle Obispo, qui si susseguono negozi, gallerie d’arte e non manca davvero la musica e la gente in strada a ballare.
C’è musica, sembra che stiano lì per fornirti la colonna sonora del tuo viaggio, non rimani mai senza, man mano che cammini la musica si fa lontana e contemporaneamente si fa più vicina quella del musicista della traversa dopo. Un uomo e una donna abbracciati stretti ballano accanto al musicista, un gruppetto di ragazzi siede sulle scale e gode di un po’ d’ombra che i palazzi alti non più di 4- 5 piani riescono a fornire … un bacio rubato da un chico ad una chica dietro l’angolo, un’ anziana e abbondante signora sta seduta dietro le inferriate con un gonnellone di cotone bianco e una canotta fluo, dei fiori finti in testa e ci fa ciao con il ventaglio aperto, motorini con 3 ragazzini sopra e bambini che corrono da una parte all’altra della strada tirando calci ad un pallone… Sembra tutto surreale, sembra di stare in una cartolina o in uno di quei videoclip ambientati proprio a Cuba … Chi è rapito dai colori dei palazzi, chi dalle finestre, chi dalle porte dei palazzi, chi ad ogni passo si ferma a immortalare i particolari di queste vie, chi prova ad accennare due passi di salsa e chi cammina come me e cerca di “rubare” tutto con gli occhi e godere della spensieratezza del posto.
La nostra giornata decidiamo di trascorrerla così, semplicemente tra le vie della città vecchia, con la gente, con la musica e con un mojito (più di uno!).

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Grazie ad Viaggi Avventure nel Mondo che mi ha permesso di coordinare questo viaggio