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Cara Rowling … next time!

Harry Potter la Maledizione dell'erede

Harry Potter e la maledizione dell’erede

Dopo ben otto anni di lunga attesa eccolo qui il nuovo libro di J.K. Rowling: “Harry Potter e la maledizione dell’Erede“. Sapevamo tutti che qualcosa bolliva in pentola e che non sarebbe stato, appunto, l’ultimo romanzo sul mondo dei maghi di Hogwarts. In questo periodo di attesa abbiamo avuto comunque l’uscita di “Animali fantastici e dove trovarli“,  il cui film con Eddie Redmayne è nelle nostre sale proprio in questi giorni, ma Harry Potter e la maledizione dell’erede  è ufficialmente l’ottavo libro della serie. Sono stati in molti gli amanti del maghetto con la cicatrice a mettersi in coda alla mezzanotte del 24 Settembre per l’uscita e l’acquisto del libro … io, ormai, non essendo più giovane come quando uscirono i primi libri, ho fatto una comoda prenotazione presso la libreria Feltrinelli, per garantirmi la mia copia e la lettura sin dal giorno dell’uscita.

Naturalmente ho letto il libro in un solo giorno,  saltando la fermata in metro, urtando gli altri gabbani mentre camminavo, e mangiando caramelle come ai vecchi tempi … ma ho voluto aspettare prima di scrivere qualcosa … 

La prima caratteristica è che si tratta in realtà della sceneggiatura di uno spettacolo teatrale in due parti, il quale è stato messo in atto lo scorso giugno al Palace Theatre di Londra. L’autrice è sempre la Rowling con Jack Thorne e John Tiffany. Si nota subito come sia cambiato il linguaggio della stessa autrice, poco “narrativo” e più conciso, poco descrittivo dei particolari e più  “botta e risposta” . Dimentichiamoci assolutamente la descrizione minuziosa degli ambienti, degli oggetti o delle creature magiche, l’attenzione alle lancette e agli ingranaggi del grande orologio sulla facciata di Hogwarts o alle candide piume della civetta Edvige … Tutto più veloce e di contorno ai dialoghi fra i personaggi nuovi. Tutto più contemporaneo e veritiero. In fondo si parla poco di Harry, Ron ed Hermione e più dei loro figli, in particolare di Albus Severus figlio di Harry e Ginny e di Scorpius figlio di Draco Malfoy, che ritrovandosi entrambi nella stessa casa dei Serpeverde, saranno poi amici e nemici di avventura.

Chi mi conosce sa bene quanto sono polemico e quanto mi piace che i libri (ma anche i film) abbiano una capacità costante e continua di  coinvolgimento per  tutta la durata della lettura. E in questo libro la capacità,  secondo me,  è stata un po’ un “va e vieni”. Mi ha fatto piacere sicuramente  il continuo ritorno al passato, grazie al quale noi che siamo un più cresciutelli, possiamo rivivere tutte le emozioni di qualche anno fa e almeno per me, avere la possibilità di immedesimarsi nuovamente in qualche situazione o personaggio in particolare. Ma in generale posso dire che leggendo il libro non ho provato la nostalgia  che mi aspettavo di provare e cioè di quando rileggi di qualcosa o qualcuno lasciato tanto tempo fa, ma quella nostalgia che si fa presente quando non trovi affatto ciò che ti aspettavi. Un po’ la nostalgia che ti farebbe urlare “rivoglio il mio Harry Potter di sempre” … Io in fondo, sono uno di quelli che vuole che i tempi non cambino e gli anni non passino per i personaggi dei libri! Non sono deluso, ma mi aspettavo che questo libro fosse una possibilità per rivivere l’emozione di 7 anni di scuola, a partire dal binario 9 e tre quarti, alla sconfitta di “chi sai tu”.  E pur volendo, neanche la giratempo ti aiuta a tornare a quelle emozioni!

Cara Rowling … next time!

– Trama del libro –

Harry Potter e la maledizione dell’erede. Parte uno e due.

È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.