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Petra, la perla della Giordania

– Petra, la perla della Giordania –

La prima cosa che mi hanno detto quelli che sono stati a Petra prima di me è stata: “mettiti l’anima in pace che devi camminà tosto pe’ du’ giorni!”. Io ho sempre risposto “ma che, davero davero?”

Eh si, davvero, davvero!
Di quanto costruì l’ingegnoso popolo dei Nabatei, quello che fu riportato alla luce nel 1812 -e che vediamo oggi- è solo il 20% e, per visitarlo, bisogna mettere in programma una bella scarpinata: precisamente ben 45 km da spalmare su due giorni!
Per molti secoli soltanto i beduini sapevano dell’esistenza di Petra, se ne impossessarono e la usarono come luogo di scambio di merce e come casa per il loro bestiame, fino a quando Ludwig Burckhardt all’inizio del diciannovesimo secolo, la riportò alla luce.
Per chi decide di fare un viaggio in Giordania, sicuramente Petra rappresenta la tappa fondamentale, il gioiello del viaggio, il regalo che un visitatore si può fare in questa terra magnifica. E’ grande, è misteriosa, è un viaggio nel viaggio! Conta ben 800 siti riportati alla luce, studiati e classificati, di cui quasi 500 sono solo tombe, alcune delle quali sono presenti già nel primo tratto di ingresso al sito, 800 metri circa di strada da percorrere a piedi o a cavallo per arrivare nel punto in cui inizia il Siq. Qui fino a due secoli fa sorgeva un arco monumentale, una sorta di portale solenne.

Petra. La perla della Giordania

Percorrere il Siq è il momento credo più emozionante dell’intera visita, ci si trova all’inizio del percorso davanti ad una stradina con delle pareti strette che si elevano fino a 180 metri … arrivato qui davanti, sosto un attimo prima di entrare, alzo gli occhi e sembra che le pareti rocciose stiano per cadermi addosso. Sono qui, con il mio metro e 68, e mi sento ancora più piccolo! Il senso di potenza che queste pareti hanno mi mette un po’ in soggezione, ma è la bellezza della natura, il fasto del creato!
E’ lungo 1,2 kilometri e non si tratta di una gola scavata dall’acqua, quindi non è un Canyon, ma si tratta di una fenditura della terra causata dalle forze tettoniche. Il vento forte infatti era una caratteristica della zona, in alcuni punti -specialmente in quelli in cui le pareti sono vicine e sembrano toccarsi- si nota come le venature della roccia siano speculari a quelle della parete opposta. Anche l’acqua era un elemento importante per questa città e per il popolo Nabateo: grandi ingegneri e costruttori scavarono nella roccia le condutture dell’acqua in terracotta e dopo 2000 anni in alcuni punti sono ancora ben visibili e intatte.
Mentre cammino, oltre ad essere rapito dalle venature e dai colori delle rocce, scopro ogni tanto delle nicchie dove anticamente si conservavano statue, specialmente quella di Dushara, la divinità più importante per i Nabatei.

Per loro era come la via sacra per i Romani e i Greci, un percorso dove svolgere le funzioni religiose più importanti, un percorso di purificazione e di arrivo … forse è per questo che c’è tanto silenzio, tutti intorno a me lo percorrono con una sorta di venerazione … io per primo rimango in silenzio, per cercare di ascoltare qualcosa, come se queste rocce potessero parlarmi da un momento all’altro … sono divine, arrivano tanto in alto che sembra che solo loro possano toccare il blu! C’è un punto ben preciso dove puoi fermarti e intravedere l’arrivo, il tesoro del viaggiatore e del pellegrino. E man mano che si prosegue, la faglia si apre e si fa più chiara la facciata, è un’immagine d’oro che s’intravede tra il rosa delle rocce … impossibile spiegarlo!

Sia Petra petra

 

Petra Siq

 


Ho finito il percorso, ho camminato per più di un chilometro, ora davanti a me si staglia la facciata del tesoro, fino ad ora vista per foto, immaginata mentre preparavo il viaggio e raccontata da chi l’ha vista prima di me, ma qui davanti è un’altra cosa, si tratta di tutt’altro rispetto a quanto ti hanno detto o hai letto, si tratta di stupore, di meraviglia, di perplessità … Come hanno fatto a scavare così tanto e bene nella roccia? Come ricavare da una montagna una facciata bella quanto quelle che abbiamo in Italia in travertino nelle nostre chiese? I Nabatei si accorsero che era più facile scavare nella tenera arenaria che costruire edifici non resistenti ai terremoti e costruivano, o meglio scolpivano dall’alto al basso grazie all’aiuto di impalcature di legno, man mano che avanzavano con la scultura verso il basso, si portavano dietro il piano superiore smontandolo. All’interno venivano poste le salme in piccoli loculi e si ricavavano spazi dove allestire banchetti funerari e riti religiosi. Tutto questo non costruendo bensì scavando! Le stanze all’interno, dove chiunque può entrare, sono state completamente scavate e vi garantisco che non sono grotte, ma stanze quadrate o rettangolari perfette, con angolature precise, pavimenti, pareti e soffitti. Credo che oggi, con tutti i nostri mezzi, non riusciremmo a fare di meglio.

Petra

 

Ci si accorge come questo fosse un popolo “in movimento”, viaggiatore e viandante, osservando le numerose sovrapposizioni di elementi artistici di altre culture come gli egizi, gli assiri, i greci e romani … viaggiando e accogliendo imparavano da altri popoli e applicavano quanto appreso sui monumenti degli altri.
Insomma, è un capolavoro di arte funeraria, scavato per accogliere la salma del re Aretas III (87-62 a.C) e viene chiamato semplicemente “tesoro”, per la legenda secondo cui un faraone egiziano nascose nell’urna sulla facciata il suo tesoro. In seguito, molti hanno cercato di abbattere l’urna posta a quattro metri di altezza: prima con i sassi, con vari armi e poi con colpi di fucile, i cui segni sono ancora visibili, perché la leggenda fino a poco tempo fa era ancora una speranza per il popolo beduino.
Ma questo è solo l’inizio del percorso che ci aspetta!
Da qui infatti si intraprende la strade delle Facciate e il tratto si fa anche più largo. Cammino e sono circondato da una quantità di facciate simili, più grandi e anche più belle di quelle del tesoro, molte di queste ti permettono di accedere all’interno e constatare che sono su due livelli.
I Nabatei costruirono anche un teatro, anch’esso scavato nella roccia, successivamente ampliato dai romani. È impressionante immaginare di realizzare uno spazio scenico e una gradinata (45 file di gradini per contenere circa 3000 persone!) scavando solamente.
Petra, Cardo, Maximo
Proseguo e arrivo davanti lo scenario per me più emozionante: la parete delle Tombe Reali. Più grandi e più elaborate delle altre, ma anche più corrose. Più mi allontano e più hanno un aspetto solenne, sembrano svanire da un momento all’altro, come un disegno sulla sabbia. Purtroppo questa sensazione può diventare realtà: tutta Petra corre il rischio di perdere la sua bellezza e di scomparire, il vento e il tempo continuano il loro lavoro e i siti hanno bisogno di intervento e manutenzione.
Dedico un po’ di tempo a queste tombe ma mi prometto di tornare nel pomeriggio, quando il sole batterà sulle loro facciate e le colorerà d’oro.

Petra

Petra

Tramite una strada in salita subito dopo la parete delle tombe dei Re, si inizia un percorso abbastanza tosto, un vero e proprio trekking che porta al Monastero. Prima però mi fermo a mangiare in un posticino molto semplice, accanto al negozio di Marguerite Van Guerdelmansen, una Neo Zelandese sposata da 38 anni con un beduino. Un incontro molto particolare, una donna molto accogliente che subito mi propone di ascoltare la sua storia. Una storia d’amore, un colpo di fulmine avvenuto durante un viaggio in Giordania, fino all’innamoramento e al matrimonio. Marguerite spiega nel suo libro “Married to a Bedouin” come è entrata a far parte della tribù di Mohammed, di come è stato dormire nelle caverne o sotto le stelle, ma non da turista come capita a noi, ma da vera beduina. Oggi gestisce un negoziato di bottiglie di acqua, t-shirt e bigiotteria ed è felice! In quarantuno anni avrebbe potuto lasciare la Giordania ma mi dice che è difficile farlo, quando oltre ad un uomo ami anche un paese.

marguerite Jordan
La strada che porta al Monastero è un’esperienza unica: si fa trekking su un percorso disegnato dalle forme delle rocce. Inoltre, ho da entrambi i lati una vista ampia sull’intero sito di Petra. E’ un impatto fortissimo, ho il cuore in gola, un’estasi. E’ un percorso dove le foto si sprecano, mi viene da fermarmi ogni due minuti per fotografare il paesaggio o il dettaglio. Si arriva al monastero, completamente nascosto tra le montagne, ed è chiaro fin da subito che è il monumento più solenne del sito, diventato chiesa nel periodo bizantino.
Anche da qui, mi spiega un beduino che trasporta i turisti con l’asinello, si snoda un percorso di circa 5-6 ore da fare a piedi, che arriva fino a piccola Petra.


Petra

petra giordania

petra e giordania
Petra è un cantiere in corso, continuamente i siti vengono per quanto possibile restaurati e mantenuti ma soprattutto si continua a scavare. Camminando conosco Massimo, un archeologo italiano che da più di 20 anni ormai dirige scavi nel medio oriente, in particolare qui in Giordania. Subito si respira la familiarità italiana e in particolare per me, quella romana, visto che anche lui è di Roma. Si sta occupando di restaurare un tempietto, per poi tornare a scavare in un’area dove sono emersi monumenti Nabatei, romani, bizantini: un crocevia di culture, di stili e storia … Mi dice che i soldi non ci sono, che c’è poco turismo e che si fa quel che si può ma che l’amore per il suo lavoro e per questo paese lo porta a lottare e a insistere ad ottenere i fondi e i risultati. E’ qui con diversi studenti tirocinanti e spera di poter finire il suo lavoro quanto prima per iniziarne un altro … un uomo pieno di entusiasmo che ci carica, ci invoglia a sponsorizzare la Giordania. Un altro incontro casuale ma importante.
Torno presto in hotel perché decido di partecipare allo spettacolo “Petra by night”. Un’esibizione musicale e poetica di un’ora, tenuta da due artisti giordani. Parlano di amore per il paese, suonano canzoni e recitano poesie dedicate alla loro terra … è bella l’atmosfera, è bello rivedere la facciata del tesoro illuminata dalle candele. Me ne torno abbastanza stanco ma ricco di tutto quanto ho preso quest’oggi dalla natura e dalla gente, ripercorrendo il Siq che questa notte è solo romantico, anch’esso illuminato dalle candele.

Petra by Night
Il secondo giorno a Petra lo dedico soprattutto a due percorsi di trekking che consiglio: uno regala la vista dall’alto del tesoro e l’altro, ancora più altro e tortuoso, un panorama sull’intero sito che si estende oltre le tombe dei Re. Il racconto lo fanno le foto scattate durante questi due itinerari, sono le vedute panoramiche che gli occhi non riescono a contenere, e la bocca non sa descrivere..è troppo!
Di ritorno dalla giornata di duro e intenso trekking, non c’è niente di meglio che un ottimo Hamman, un modo per sciogliere i muscoli in tensione, rilassarmi e ripensare alle belle cose viste durante la giornata.
BISOGNA SALVARE PETRA!
La mia tappa a PETRA all’interno del viaggio in Giordania si conclude così, purtroppo molto presto. Vorrei rimanere di più, ripercorrere tutto all’infinito. E invece insieme ai miei compagni di viaggio ce ne andiamo, con il pensiero che davvero tutto ciò potrebbe non durare a lungo. Proprio così …  Il male di Petra è un vero e proprio paradosso: siamo noi turisti. Pensate un po’, l’elevato flusso turistico, le impronte che lasciamo, l’umidità che si crea all’interno delle tombe col respiro, ma soprattutto l’erosione che molti turisti vivaci (e incivili) provocano salendo o arrampicandosi, tutto concorre al deterioramento di Petra. Lo stato e gli enti per la salvaguardia dei siti archeologici hanno messo in moto diverse strategie e interventi di mantenimento, ma sta anche ad ognuno di noi, ad ogni singolo visitatore prestare attenzione alla conservazione di questa città, osservando piccole regole come non arrampicarsi sui monumenti o toccare le opere murarie più in rovina e usare i servizi igienici predisposti, si parla di protocollo del “turista responsabile”, che seppur piccolo davanti al grande problema di Petra, rappresenta un inizio per la sua conservazione.
MANGIARE A PETRA:
Io vi consiglio di pranzare al sacco, procurandovi del cibo e delle bevande nei negozi fuori il sito archeologico, spenderete la metà di quanto spendereste una volta entrati. Una bottiglia di acqua grande fuori dal sito la pagate mezzo dinaro, all’interno quella piccola costa 1 dinaro e mezzo, fate voi …
DORMIRE A PETRA:
Ho dormito presso l’hotel Edom, accogliente pulito, qui ho anche cenato una volta e hanno un ottimo chef …consigliato! Circa 20 dinari a notte.

Petra

 

 

Petra