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VAGABONDARE : Roma- Rieti (valle Santa)

Vagabondare …

Voglia di andare, di camminare, di sentire il peso dello zaino sulle spalle, gli scarponi grattare la terra, voglia di vento in faccia, di sole addosso. Voglia di riappropriarmi di una parte di me ” vagabonda” che da un bel po’ trascuro, di “andare” senza troppi programmi, di arrivare ogni giorno dove la forza fisica ma soprattutto le circostanza e gli incontri ti fanno arrivare. Quando viaggio così, e cioè itinerante e vagabondo, sono le persone e i luoghi che incontro a dare forma al mio programma di viaggio. Sicuramente non posso star via mesi come altre volte, stavolta ho una manciata di giorni, pochi davvero, ma ugualmente voglio riempirli di me, del mio vivere camminando. Così ieri ho buttato 4 cose nello zaino e son partito!

Stamattina alle 7 ho preso il treno dalla stazione Tiburtina che porta ad Orte e sono sceso a Fara in Sabina alle 7.45 dove ho subito individuato una meta vicina e interessante che ancora non avevo visitato: L’ Abbazia benedettina di Farfa. Dalla fermata Farà Sabina-Monte libretti fino all’ abbazia sono circa 11 km che ho percorso interamente a piedi in 1 h e mezza ( con sosta). Solo alla fine, all’ ultimo km si ferma un tipo con la sua ” lapetta” carica di sacchi e arnesi da lavoro e mi chiede: ” vai dalli monaci” e io rispondo di si, “e daje, sali che st’ultimi metri te porto io, tanto alli debbo anda’ …”. Monto su e partiamo. Vedendomi con lo zaino pensa che sia uno dei soliti pellegrini sulla via Francigena, lui si dirige proprio lì difronte l’abbazia per aggiustare il bagno di uno dei negozietti del borgo. Nel brevissimo tratto cerco di raccontare cosa faccio e dove vado e Attilio, così si chiama, è molto interessato è curioso. Prima di scendere mi consiglia diversi percorsi e strade per la tappa successiva.
Sono così arrivato in questo pezzo di storia benedettina, in una struttura del V secolo.
Immersa nel fascino di una natura verdeggiante e sorridente, l’abbazia di Farfa è un luogo particolarmente attraente, ricolmo di pace, di serenità, di semplicità. Luogo abitato dai monaci benedettini che vivono, in un clima di profonda spiritualità, la loro vita quotidiana .
Fu dichiarata monumento nazionale nel 1928, per la bellezza architettonica ed artistica del monastero e della basilica, e migliaia i visitatori che oggi la frequentano per ammirare il patrimonio di cultura e di arte che essa custodisce e rende accessibile e per il desiderio di trascorrere qualche ora o qualche giorno di riposo fisico e spirituale, usufruendo anche delle strutture di accoglienza e di ristoro. .
Difronte la chiesa c’è un piccolo borgo fatto di poche case e diverse botteghe di artigianato, bar e un paio di trattorie semplici per mangiare. Io ne approfitto per riposarmi e prendermi un bel caffè!

 

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Uscito dalla ‘ Abbazia vedo le segnaletiche e decido di raggiungere come prossima meta Rieti che da lì dista km 35 e di prendere quindi una strada che passa per Toffia e che sbuca sulla salaria dove posso prendere volendo un Cotral direzione Rieti.

Cuffie all’orecchio e ascolta dalla mia playlist dei preferiti “Save some time to dreamdi John Mellencamp … che fa da colonna sonora ad un tratto di strada sterrata tra campi coltivati appartenenti a diverse aziende agricole. Voglia di buttarsi in mezzo a tutte quelle piante di ortaggi e di sostare sotto uno degli infiniti ulivi che generoso offre un bel po’ di ombra!
Arrivato sulla salaria, incontro subito la panchina della fermata del cotral, metto lo zaino a terra e mi siedo.
Di corriere ne passano diverse, ma non sarà il mezzo con cui raggiungerò Rieti, eh sì … perché come sempre lo zaino anche stavolta attira l’attenzione e suscita forse anche un po di ” compassione” … Infatti dopo una mezz’oretta si accosta un ragazzo con una 500 e mi chiede se ho bisogno di un passaggio … Marco ha 28 anni e si sta recando al lago di Piediluco dove si allena ogni settimana con la sua squadra di canottaggio; lui fa parte della Nazionale che si sta preparando per i mondiali in Polonia e le Olimpiadi a Rio. Un bel ragazzo riccio, roscetto, occhi azzurri e sorridente! Curioso e intenzionato anche lui a intraprendere un viaggio in solitaria per conoscersi e sperimentarsi meglio. Un viaggio piacevole,  conversiamo molto e mangiamo gallette di riso ( l’unica cosa che ho nello zaino ) … Spesso proprio con chi incontri per caso e di cui non conosci nulla se non il nome, ti apri e parli delle tue cose più profonde, di quelli che sono i tuoi sogni e desideri che magari con difficoltà riesci ad esprimere con i tuoi soliti amici, forse perché sai che dopo un po’ ci si saluta e non ci si vede più, o perché da uno sconosciuto non temi il giudizio… Ed è così che scendo dalla macchina contento di aver dato e ricevuto qualcosa da un ragazzo che ha mille sogni, di aver CONDIVISO finalmente di persona e non su Facebook o altri social un pezzo di me, una giornata, alcuni dei mille motivi per cui mi son messo in viaggio.

Rieti e’ una bella città, pulita, ordinata abitata da gente cordiale. Dopo un breve giro iniziale, una sosta per mangiare l’ insalata e i pomodori presi al supermercato, mi accorgo che sono seduto su un tratto del ” cammino di Francesco“. È un percorso che San Francesco fece per raggiungere vari luoghi e dove si fermò per diverso tempo, un percorso legato anche a diversi episodi rilevanti della sua vita e dove poi sono sorti piccolissimi conventi. È una zona e un cammino che conosco bene, già fatto è che lascia dentro segni e ricordi bellissimi! Si passa per monti, boschi, valle attraversando i vari paesini per arrivare ad una delle mete Francescane. Questo cammino, interamente tracciato e segnalato da delle strisce celeste-giallo, non  si ferma solo alla Valle Rietina ma prosegue verso Assisi e oltre.

 

Vedo così la segnaletica per una delle tappe più vicine e cioè ” La Foresta“. Guardo, penso … Anzi no, mi alzo subito senza pensare e mi incammino!

Davanti a me circa 6 km che conto di compiere in 2 h al max con sosta. Il tratto fino a che non prendi via Foresta e’ piuttosto facile, ancora ” urbano”, poi intrapresa questa via si cominciano a vedere solo case di contadini e campi ben coltivati … Durante il tragitto chiamo il convento per chiedere ospitalità, sapendo già che non ci vivono dei frati, bensì una piccola comunità da loro fondata che si chiama “Mondo X” e cioè una comunità di vita, per ragazzi che hanno scelto di uscire fuori dalla droga, e altri problemi simili, una comunità presente in vari posto del mondo. Per correttezza e rispetto, non pubblicherò loro foto e info, è giusto però dire che tanti ma tanti ragazzi in difficoltà sono passati di qui e attraverso il lavoro dei campi, l’autogestione di gruppo, la cura del posto e all’ accoglienza, sono riusciti a uscirne fuori e a riappropriarsi della loro bella vita! Lo dico perché lo so per certo è li conosco! Insomma… Dopo vari minuti di indecisione mi dice che possono ospitarmi. Sono arrivato verso le 18 del pomeriggio e ad accogliermi uno dei tre, sorridente e contento di avere un ospite!

La Foresta è un luogo in cui Francesco amava ritirarsi in disparte fuori dalla folla della gente che mi seguiva. Qui trovate una spiegazione del posto molto concreta e piacevole.

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Condividiamo la cena che hanno preparato loro stessi, quattro chiacchiere ( che rimarranno sempre impresse in me!) e poi si va a dormire stanco morto ma felice di quanto vissuto oggi!

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